Relazioni tossiche: come imparare a dire STOP

Relazioni tossiche: come riconoscerle?

Le relazioni tossiche esistono in amore, in amicizia, al lavoro. Sono chiamate tossiche perché sono relazioni che ci avvelenano.

Ci fanno soffrire, ma dalle quali è difficile liberarsi.

La prima cosa da fare è imparare a riconoscerle per poi proteggersi.

Secondo il dizionario “tossico” significa qualcosa di nocivo per l’organismo, che si tratti di una sostanza, un prodotto…una relazione umana!

Una “relazione tossica” è una relazione nella quale almeno uno dei due protagonisti si sente male, da malesseri senza spiegazione apparente a veri e propri sintomi fisici.

Non si tratta di un conflitto aperto o di un disaccordo che possiamo facilmente riconoscere, ma di qualcosa di più profondo che si è manifestato poco a poco nel corso degli anni.

Questi legami avvelenano, stancano, risucchiano tutta l’energia, fanno soffrire, sono fonti di angoscia.

Ci minacciano, ma non ci sentiamo liberi di reciderli.

Le persone vittime di relazioni tossiche hanno l’impressione di non essere se stesse in presenza dell’Altro, vivono come disconnesse dalle loro emozioni e dal loro Io più profondo. Sono spesso tristi, insoddisfatte, frustrate.

 

Relazioni tossiche: 13 segnali che ci devono allertare

Come riconoscere una relazione tossica?

Segnali che possono aiutarci:

  1. Sensazione di malessere
  2. Impressione di non poter essere se stessi
  3. Sentimento di dover fare sempre degli sforzi
  4. Tristezza, Depressione
  5. Clima caratterizzato da violenza psicologica e/o fisica
  6. Mancanza di reciprocità
  7. Sensazione di essere “imprigionati”
  8. Dipendenza, idea di non poter vivere senza l’Altro
  9. Paura di deludere l’Altro
  10. Paura di mettere la parola “fine” al legame
  11. Senso di colpa
  12. Rapporto di forza (sbilanciato in vostro sfavore)
  13. Violenza verbale quotidiana

 

Relazioni tossiche: le ferite non guarite

Quale è l’origine di queste relazioni dolorose?

Le due persone che creano una relazione tossica non sono ancora riuscite a guarire dalle loro ferite più anziane, legate alla loro infanzia.

Si tratta di persone “sane”, la cui relazione è però diventata “tossica”

Le relazioni umane non si creano per caso: noi attiriamo sempre persone che ci rimandano qualcosa di noi stessi.

 

L’Altro occupa una funzione di specchio:
ci riflette ciò che dobbiamo cambiare o ciò su cui dobbiamo lavorare
per evolvere e diventare migliori

 

Ma se nessuno dei due vuole prendersi carico dei suoi problemi si crea un nodo nella relazione. Risultato?

Proiettiamo sull’Altro i nostri malesseri, lo riteniamo responsabile e ci attendiamo che sia lui a guarirci.

Prendiamo il caso di una donna che ha sofferto nell’infanzia di non essere una priorità per il padre. Adulta, in coppia, rimprovera a suo marito di non essere mai presente. Dal suo punto di vista, il marito risponde male ai rimproveri di sua moglie perché lei gli ricorda con i suoi atteggiamenti la mancanza di libertà vissuta nell’ infanzia.

Risultato: il marito diviene sempre più sfuggevole sino al punto di mettere in discussione il legame d’amore.

La loro relazione è diventata tossica perché entrambi si sono incastrati in un ingranaggio che non permetteva a nessuno dei due di evolvere, di mettersi in discussione.

L’unica soluzione possibile è un percorso individuale per evitare di proiettare sull’altro scene del passato.

Ma le relazioni tossiche non riguardano solo le coppie.

Possiamo avere difficoltà a lasciare un padre, una madre, un fratello o una sorella, ma anche un amico, un lavoro …

 

Chi sono le “Persone tossiche” e come riconoscerle?

Occorre distinguere una relazione tossica nata da due persone “sane”, da persone tossiche ovvero persone che manifestano un comportamento malvagio con tutti e che non cambieranno mai.

Una persona tossica ci avvelena la vita, ha gesti negativi nei nostri confronti, non gioisce dei nostri successi.

Semina zizzania nella nostra vita, è una persona instabile e ignora la sofferenza degli altri.

La sua caratteristica? E’ incapace di mettersi in discussione, di riconoscere i suoi errori. Passa dall’adulazione alla gelosia, utilizza la violenza psicologica, verbale e a volte anche fisica.

Un esempio di persona tossica è un alcolista che non ammette di esserlo. Un alcolista che non potremmo mai guarire, che non ammetterà mai la sua malattia, che userà il diniego in permanenza.

Solo lui potrà guarire, ma solo se sceglierà di fare un lavoro su se stesso per cambiare!

Se una relazione tossica può guarire grazie ad un lavoro individuale dei due protagonisti, di fronte ad una persona che non vuole cambiare e che di conseguenza non cambierà mai, il solo comportamento da adottare è mettere della distanza tra noi e lui.

Se nessuna evoluzione e cambiamento è possibile e la sofferenza è presente, la distanza è il solo mezzo per proteggersi!

Anche se si tratta di nostra madre, di nostro figlio, di nostro marito/compagno abbiamo il diritto di proteggerci.

Non dobbiamo mai restare nella relazione con una persona tossica che non vuole cambiare, per il bene dei bambini, per preservare il legame sacro della famiglia o per evitare il rischio che l’Altro si faccia del male.

 

Relazioni tossiche: la paura di dire addio

Per giustificare il fatto di restare nella relazione con una persona tossica a volte si ricorre alla paura della solitudine.

Dietro questa paura si nasconde spesso una bassa autostima.

Bisogna quindi effettuare un lavoro su se stessi per imparare ad amarsi e proteggersi.

Bisogna lavorare sui propri legami di attaccamento.

E’ infatti riconosciuto che il legame di attaccamento nell’infanzia determina spessa i futuri legami di attaccamento.

Se lo stile di attaccamento nell’infanzia non è stato sicuro, siamo portati a ripetere nella vita adulta legami tossici e insicuri

Occorre lavorare su noi stessi, fare un lavoro introspettivo per comprendere come le ferite dell’infanzia influenzano la nostra vita adulta e identificare quale è la nostra parte di responsabilità nello scenario relazionale che ci fa soffrire.

 

Relazioni tossiche: 3 consigli pratici

Di seguito 3 consigli pratici per evitare di cadere nella trappola di una persona tossica.

  1. Ascoltare cosa sentiamo in sua presenza, dobbiamo credere alle nostre primarie intuizioni “di pancia“: la nostra piccola voce interiore da spesso dei buoni consigli, dobbiamo darle fiducia!
  2. Essere attenti ai comportamenti degli altri: dobbiamo sospettare di chi passa dall’adulazione alla collera, di chi manifesta comportamenti portati all’eccesso.
  3. Prendere il tempo di conoscere l’Altro: la fiducia prima di essere accordata necessità di piccoli controlli dilazionati nel tempo. Non ci precipitiamo nelle braccia di un uomo o di un’amica che ci riempie di attenzioni, di parole gentili e che reclama un rapporto esclusivo facendo il vuoto intorno a noi. Il rischio è di abbassare la guardia e non essere attenti ai segnali d’allarme. Un tempo di osservazione ci permetterà di conoscere meglio chi abbiamo di fronte e di proteggerci da una relazione che potrebbe farci più male che bene!

 

 

 

 

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