Smettere di giudicare (si): perché giudichiamo?

 

Perché giudichiamo? – Dove nasce l’abitudine a giudicare (si) ?

 

Perché giudichiamo? Da dove nasce la tendenza a giudicare noi stessi e gli altri?

In questo articolo scoprirai come spezzare la catena dei giudizi!

E’ più facile modificare un’abitudine quando ne comprendiamo l’origine e la motivazione.

All’inizio lo facciamo per semplice imitazione, nello stesso identico modo con cui abbiamo acquisito la maggior parte dei nostri comportamenti: copiando i nostri genitori e i nostri parenti.

Siamo stati tutti giudicati: “Come sei lento?”, “Sei maldestro come tuo padre”, ” Sei senza cuore”  pertanto siamo stati naturalmente portati a replicare tale comportamento.

A forza di sentire questi giudizi abbiamo finito per interiorizzarli: il che significa che abbiamo sviluppato a nostra volta un giudizio interiore su noi stessi che ci ricorda in ogni istante “Come sono idiota!” “Non ci riuscirò mai!”

In maniera analoga questo giudizio interiorizzato ci porta a  giudicare gli altri,  sia per cercare tramite il confronto di valorizzare noi stessi,  sia per sminuirci ancora di più in relazione agli altri.

Vorrei sottolineare che anche quando giudichiamo negativamente gli altri per valorizzarci (pensiamo “E’ un idiota!” riferendoci al collega e d’un tratto ci riconosciamo più intelligenti di lui) non costruiamo una sana autostima perché il valore che ci accordiamo dipende dal confronto che stabiliamo con gli altri e le qualità che ci riconosciamo saranno sempre relative, incerte e fluttuanti.

Al contrario, se smettiamo di giudicarci e stabiliamo una relazione “d’amore” con gli altri e soprattutto con noi stessi costruiremo la nostra autostima riconoscendoci qualità che ci appartengo e ci identificano indipendentemente dall’opinione altrui.

 

Perché giudichiamo? – Noi giudichiamo perché ci hanno giudicato

 

Tutti noi giudichiamo perché, nel passato ci hanno giudicato. E noi giudichiamo nella stessa modalità.

Ma è proprio questa la bella notizia!

Perché significa che i nostri giudizi in realtà non sono nostri . Sono la copia identica dei giudizi che gli altri ci hanno rivolto. Non ci appartengono!

La prova evidente è che quando eravamo piccoli non ci giudicavamo. Abbiamo appreso a giudicarci attraverso i giudizi ricevuti.

Questa consapevolezza ci aiuta a restituire a “Cesare quello che è di Cesare” che significa restituire ai nostri genitori o ai nonni o alle persone che facevano parte del nostro entourage i loro giudizi su di noi (che molto probabilmente anche loro hanno ereditato dalla generazione precedente).

Perché giudichiamo? – In marcia verso il distacco! 

 

Abbiamo visto che i giudizi si trasmettono di generazione in generazione, come per osmosi.

E’ dunque legittimo chiedersi “Ho voglia di conservare questo giudizio anche oggi che sono grande?” “Mi rende felice, soddisfatto o piuttosto imprigiona la mia esistenza?” “Ho voglia a mia volta di trasmetterlo ai miei figli e alle generazioni future o desidero che la catena dei giudizi si interrompa con me?”

 

Perché giudichiamo? – Rompiamo la catena dei giudizi!

 

Nel precedente articolo  Smettere di giudicare (si): la diagnosi prima della cura  ti ho invitato a fare diagnosi, ovvero a tenere traccia di tutti i giudizi rivolti a te stesso e agli altri.

Oggi ti propongo, per ogni giudizio emesso, di annotarlo, trascrivendolo su un pezzo di carta e in seguito a domandarti da dove nasca, deriva: dai tuoi genitori, parenti, paese, religione, partito politico?

Ogni volta che giudichi qualcuno chiediti se quel giudizio ti appartiene, acquisisci consapevolezza di cosa provoca in te, come ti fa sentire emotivamente.

Ti senti pronto a spezzare la catena?  Si si,  ti suggerisco di “restituire al mittente” ovvero alle generazioni precedenti,  il giudizio nello stesso modo in cui restituiresti un oggetto, che ti è stato lasciato e al quale non tieni.