Ottimisti si nasce o si diventa?

“Se sei afflitto da qualche causa esterna non è questa che ti molesta veramente ma il giudizio che ne dai; e questo puoi annullarlo immediatamente”

Marco Aurelio

Ottimismo: ottimisti si nasce o si diventa?

 

Marco Aurelio nel II secolo d.C. affermava che è la lettura, lo sguardo che abbiamo sulla realtà a decretare la nostra relazione con la realtà. E’ l’immagine che ce ne facciamo.

Martin Seligman introduce il concetto di “impotenza appresa”: lo stato di chi non ritiene di poter essere arbitro del proprio destino al quale contrappone l’atteggiamento ottimista.

Se esiste una “impotenza appresa” esiste d’altra parte un “ottimismo appreso”.

Ed ecco in uno schema proposto da Seligman come vengono spiegati gli eventi a seconda che lo sguardo sia positivo o negativo:

 

OTTIMISTA PESSIMISTA
 

SUCCESSO

Personale (è merito mio) Impersonale (non è dipeso da me)
Pervasivo/Generale Specifico/Limitato/Circoscritto
Permanente/Stabile Contingente/Occasionale/Transitorio
 

FALLIMENTO

Impersonale (non è dipeso da me) Personale (è colpa mia)
Specifico/Limitato/Circoscritto Pervasivo/Generale
Contingente/Occasionale/Transitorio Permanente/Stabile

 

 

Ottimismo: come puoi diventare ottimista?

 

Ottimisti non si nasce, ma lo puoi diventare. Come?

Cambiando il tuo pensiero.

Cambiando il tuo modo di guardare/pensare alle prove/sfide che la vita ti presenta.

Nel suo libro “Imparare l’ottimismo” M. Seligman, introduce la nozione di “stile esplicativo”, ossia quel che diciamo a noi stessi di fronte alle avversità e ci aiuta a riconoscerlo per individuarne gli effetti sulla qualità della nostra vita.

Lo stile esplicativo pessimistico genera un tipo di spiegazione degli eventi negativi:

  • Personale “E’ colpa mia”
  • Permanente “Durerà per sempre”
  • Pervasivo “Sta mettendo a repentaglio tutta la mia vita”

In sostanza la caratteristica che definisce i pessimisti è che essi tendono a credere che gli eventi negativi durino molto tempo (Permanenza), distruggano tutto (Pervasività) e siano la conseguenza di colpe proprie (Personalizzazione).

Gli ottimisti quando devono confrontarsi con le avversità di questo mondo si comportano in maniera opposta: tendono a credere che la sconfitta sia solo temporanea, che i suoi effetti/cause siano circoscritte ad uno specifico evento e che il fallimento non sia conseguenza di errori propri, ma delle circostanze, della sfortuna o dell’azione di qualcun altro.

Dal momento che lo stile esplicativo non è innato, ma appreso si può modificare il proprio stile esplicativo pessimistico e farlo diventare ottimistico modificando il pensiero conscio riguardo ai propri fallimenti, alle sconfitte, alle perdite e all’impotenza.

La terapia cognitiva aiuta a modificare lo stile esplicativo – lo rende ottimistico piuttosto che pessimistico – ed il cambiamento è permanente perché fornisce alla persona una serie di abilità cognitive per imparare a dialogare con se stessa di fronte ad un fallimento e queste stesse abilità possono venire utilizzate ogni volta che si manifesta un evento negativo.

E’ possibile dunque apprendere un’abilità fondamentale: come condurre un dialogo personale ottimistico approdando a modalità di pensiero più efficaci per il benessere fisico e psicologico.

 

 

Ottimismo: una lezione pratica!

 

Un imprenditore che possiede un’azienda di calzature ha due figli. Intenzionato a valutare meglio la predisposizione dei due al mondo del business decide in inviarli in due località differenti ma con caratteristiche assai simili del centro Africa perché analizzino il mercato e prospettino un’ipotesi di sviluppo.

Dopo alcuni giorni dalla partenza giunge la telefonata del primo figlio il quale con voce delusa dice al padre: “Sono in procinto di tornare qui vanno tutti scalzi”.

Ben presto a farsi sentire è l’altro figlio che con voce piena di entusiasmo dice al padre: “Papà preparati a degli affari strepitosi qui vanno tutti scalzi!”.

 

 

 

 

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