Ritrovare il piacere di lavorare

 

 

“Nutre la mente soltanto ciò che la rallegra”

Agostino

 

Come trovare il lavoro ideale? Come ritrovare il piacere di lavorare dopo una fase di demotivazione?

In questo articolo ti darò alcuni consigli e strategie per ritrovare il piacere di lavorare e scegliere il lavoro che ti appassiona!

Trovare lavoro: consigli e strategie per raggiungere il successo ed essere felici

 

Vorrei partire con una domanda: “Quanti di voi sono realmente appassionati del proprio lavoro?”; “Quanti tra voi hanno trovato e svolgono tuttora il lavoro dei loro sogni?”.

Penso di poter immaginare con facilità e senza stupore la risposta a questi interrogativi.

Pian piano, quasi senza che ce ne accorgiamo, ci abituiamo a non aspettarci dal lavoro che un ritorno economico, come se non fosse altro che un mezzo per la nostra sopravvivenza all’interno di un’inderogabile condanna.

Fortunatamente per alcuni la gioia del fare esiste davvero e gliela si legge negli occhi.

Ci sono persone che amano il loro lavoro, che si alzano ogni mattina con una piacevole sensazione di benessere al pensiero della giornata lavorativa che li attende.

Io per esempio, amo il mio lavoro!

Persone che in ambito professionale trovano soddisfatto oltre che il bisogno di sopravvivenza anche il bisogno di essere se stesse (svolgere il proprio lavoro in modo personale, con creatività e autonomia), di crescere (svolgere un lavoro che consenta di esplorare, sperimentare, imparare cose nuove, svolgere attività diverse nel tempo), di appartenere (svolgere un lavoro che permetta di cooperare amichevolmente e pacificamente, di sentirsi a casa, protetti e accettati, di identificarsi con il gruppo e scambiarsi riconoscimenti possibilmente positivi).

 

Tanto più il lavoro consente di soddisfare i nostri bisogni

tanto più ne trarremo piacere

 

La scelta del lavoro ha certamente una forte relazione con il profilo della propria personalità. Una persona, se ha possibilità di scelta, dovrebbe cercare un lavoro che valorizzi le proprie qualità.

Alla base del piacere di lavorare c’è, in gran misura, la possibilità di utilizzare le competenze (insieme di conoscenze, esperienza e capacità) che possediamo in un’attività che ci consenta di esercitarle.

 

Trovare lavoro: 11 leve motivazionali

 

Quali sono le leve motivazionali più importanti sul lavoro?

A mio avviso ci sono 11 fattori che se presenti ti permettono di ri-trovare soddisfazione professionale, l’elenco non seguirà un ordine di importanza perché ciascun fattore è di per se fondamentale a procurarti piacere e motivazione.

Fiducia: da intendersi a 360°.

Quanta fiducia hai nella Direzione aziendale? Nel tuo capo, colleghi, collaboratori?

Autonomia: si tratta del livello di autonomia che ti è concesso per raggiungere i tuoi obiettivi aziendali.

Gli obiettivi sono definiti, ma quanto ti senti autonomo nello scegliere strumenti e risorse per raggiungerlo?

Ascolto: i professionisti che si sentono ascoltati nel proprio ambiente di lavoro sono più soddisfatti. Si sentono considerati e responsabili. L’ascolto promuove l’iniziativa e la produttività.

Quanto ti senti ascoltato nel tuo ambiente professionale?

Equilibrio vita privata-professionale: questa leva motivazionale è particolarmente presente nelle nuove generazioni. Tema centrale è la flessibilità accordata agli orari di entrata e uscita dal lavoro e la programmazione di riunioni in orari convenienti.

Qual’è il tuo attuale livello di equilibrio vita professionale-privata ?

Riconoscimento: il tema centrale è qui il riconoscimento e la valorizzazione dei successi professionali raggiunti. O, più semplicemente sentirti dire “Grazie, ottimo lavoro!”.

Quanto ti senti gratificato per gli obiettivi raggiunti?

Orgoglio: raggiungere gli obiettivi, essere fieri del lavoro realizzato e poterlo mostrare alle persone che contano… è una leva motivazionale importante.

Quanto ti senti fiero ed orgoglioso del tuo lavoro?

Visione: spesso i professionisti perdono il senso del lavoro. Perché devo raggiungere tale obiettivo? A che scopo? Qual’è il valore aggiunto del mio contributo? I professionisti “a bordo” e coinvolti sono quelli che percepiscono il contributo finale del loro lavoro.

“Qual’è il tuo contributo? Qual’è la Vision aziendale?”

Condivisione: riunioni organizzate efficacemente e momenti di confronto – incontro sono fondamentali per la costruzione e lo sviluppo di una solida rete sociale.

Nella tua realtà professionale qual’è il livello di condivisione presente?

Equità: il senso di ingiustizia è una potente leva distruttrice del piacere al lavoro. Si tratta di vigilare sull’equità nei vantaggi concessi (premi, ferie, risorse) come nei segni di riconoscimento.

Ti senti di far parte di un contesto professionale equo?

Condizioni materiali: condizioni favorevoli influenzano l’orgoglio e il senso di appartenenza. Al contrario un ambiente di lavoro malsano (ergonomia, rumori, odori …) aumenta il livello di stress lavoro correlato.

Quanto è “sano” il tuo ambiente di lavoro?

Sicurezza: prima di tutto sicurezza in senso fisico, ma anche psicologico, finanziario e in ultimo, ma non meno importante, la sicurezza di mantenere il proprio posto di lavoro.

Quanto ti senti sicuro professionalmente?

 

Cosa può fare l’Azienda per accrescere motivazione e benessere dei dipendenti?

 

Dare senso e significato al lavoro

Spiegare che cosa ci si aspetta dalle persone, che attività devono svolgere e perché, che senso ha e per chi il loro lavoro. Quanto è importante il loro ruolo per la realizzazione degli obiettivi. Informare periodicamente sull’esito del contributo di ognuno.

Coinvolgere

Far partecipare le persone, in modo variabile e secondo le diverse competenze, alle decisioni che riguardano il loro lavoro. Si devono consultare sempre i collaboratori sulle decisioni che riguardano non solo le loro attività, ma qualsiasi evento relativo all’unità di lavoro.

 

Favorire il lavoro in un gruppo accogliente

E’ importante integrare le persone, farle collaborare. Favorire la stima reciproca e l’accettazione dei limiti e delle difficoltà di ognuno. Scoraggiare la competitività interna, le invidie e i personalismi. Fare riunioni in cui valorizzare il contributo del singolo oltre a quello del gruppo. Stimolare la reciproca fiducia, la collaborazione, la stima e la generosità. Le persone si devono sentire unite dagli stessi obiettivi.

 

Consentire la scelta delle attività da svolgere

Vecchio principio “l’uomo giusto al posto giusto”. Siamo spesso di fronte a un livello di adattamento che mortifica i talenti. Molti elementi anche di natura socioeconomica influenzano questo fattore: i giovani ad esempio in frangenti di crisi occupazionale finiscono per fare un’attività diversa da quella per cui si sono preparati. Si devono arrangiare a fare quello che capita e poi troppo spesso vi restano “appiccicati” senza avere più la possibilità di tornare a fare quello che piaceva loro. Questo è uno degli sprechi di risorse più clamoroso e dispendioso nella nostra società. Un dispendio enorme di competenze inutilizzate.

 

Identificare le attività e dare responsabilità

Spiegare cosa si vuole sia in termini di compiti che di modalità con cui gli stessi devono essere svolti. Affidare attività complete: la parcellizzazione impedisce di dare senso a quello che si sta attuando. Responsabilizzare sul risultato a livello individuale o di gruppo.

 

Favorire la manifestazione delle abilità

Bisogna favorire il successo, il sentirsi bravi, il senso di unicità che tutti desideriamo.

Chi si sente motivato dal sentirsi in ogni momento sostituibile?

 

Stimolare l’autonomia

Si deprime una persona se le viene proposta un’attività ritenuta troppo facile.

 

Variare le capacità richieste

La noia e l’abitudine sono nemiche della passione.

 

Delegare

Questa è una delle azioni percepite come più motivanti dai collaboratori, quando ovviamente non è uno scaricabarile. “Si delega un’attività, non la responsabilità”, che resta ben salda nelle mani del superiore, questo vuol dire che se il delegato ha successo è merito suo, se fallisce il demerito è del superiore che ha delegato male o alla persona sbagliata.

 

Dare riconoscimenti

Attenzione riservata ai comportamenti delle persone. I criteri di valutazione dovrebbero essere condivisi, i parametri di misura dovrebbero essere equi, il valutatore dovrebbe essere riconosciuto e stimato dal valutato; questo poi dovrebbe avere la possibilità di conoscere durante l’anno l’opinione del capo su di lui e di poterla discutere se non è d’accordo.

 

Trovare lavoro: 4 consigli e strategie per raggiungere il successo ed essere felici sul lavoro

 

1.Sognare che lavoro fare

Una delle prioritarie condizioni per lavorare con piacere sta nel poter scegliere un’attività consona alle proprie capacita e ai propri interessi, come sopradetto.

Come si potrà mai amare il lavoro se esso non è congeniale alle proprie caratteristiche?

E come ci si potrà appassionare? La vita è lunga e piena di treni che passano, l’importante è non scoraggiarsi e non smarrire la fiducia in sé, la sensazione di poter dominare gli eventi non pensando che questi dipendano dal caso, dagli altri o dalla fortuna. Il segreto sta nel saper sognare, nell’aver accesso al proprio mondo interiore.

 

2.Progettare la messa in opera

Si tratta di verificare il sogno, confrontandosi con le concrete possibilità che la realtà offre, ma ricordandosi sempre che il senso di realtà deve venire dopo il senso del piacere.

E’ il momento della verifica della fattibilità. In questa fase ci potrà anche essere la rinuncia a “quel progetto”, ci si potrà accorgere che è tardi, che si è fuori tempo o fuori luogo. In questo caso sarà importantissimo mantenere una buona autostima e trovare altre fonti di soddisfazione. Non farcela non sarà un fallimento, ma più semplicemente la scoperta che nella nostra vita, per le condizioni in cui siamo venuti al mondo, per la famiglia in cui siamo cresciuti, per come è andata la nostra storia e avendoci fortemente provato…. non si poteva fare di meglio. Bisogna ricordare che il permesso di riuscire implica il permesso di sbagliare e il permesso di riprovare e nel caso di ridurre le proprie aspettative.

Qualità utili in questo momento sono:

  • la capacità di analizzare le possibilità che il mondo ci offre
  • la capacità di valutare le nostre reali abilità tecniche
  • la capacità di svilupparle, se è il caso e se è ancora possibile

 

3.Riuscire in ogni caso: scomporre il progetto in piccole tappe

Il segreto sta nel creare continue gioie da successo di tappa. Ogni tratto dovrà essere una gratificazione che ci da nuova linfa, nuova benzina, nuova energia per passare alla tappa successiva. Non sarà più la grande delusione se non ce la faremo, avremo comunque fatto qualcosa di piacevole, di interessante, di vincente. Dobbiamo prendere le cose un po’ alla volta, vivere il presente, prendere il piacere che ci può dare passo per passo; ogni azione deve concludere e raggiungere un piccolo risultato. Dobbiamo darci il permesso di provare piacere nel fare e darci riconoscimenti, anche a prescindere dal risultato finale.

 

4.Gioire dei risultati raggiunti

Quando il risultato è stato raggiunto, solo pochi se lo sanno godere. Qui si tratta di festeggiare, di sostare e guardare indietro e considerare quanto abbiamo fatto.

 

Martin Seligman nel suo libro La costruzione della felicità scrive: “Il ben-essere consiste nel trarre felicità dall’uso delle nostre potenzialità”.

Ecco cos’è la felicità: essere felici di noi stessi, per ciò che siamo, per il nostro contributo, per il nostro fare, visto e riconosciuto.

La felicità è piacersi per il valore che ci riconoscono e soprattutto che ci riconosciamo!

 

 

Bibliografia

Giorgio Piccinino Il piacere di lavorare Erickson

 

 

 

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